Bere acqua difende dalle malattie croniche: il segreto del benessere

Bere acqua fa bene alla salute ed al benessere personale. E questo non è mai stato messo in dubbio. La cosa che non tutti sanno è che difende anche dalle malattie croniche che possono colpire un essere umano.

L’acqua svolge molteplici funzioni, molte delle quali a livello cellulare o molecolare. Ma a livello generale aiuta a regolare la temperatura corporea, poiché il calore viene dissipato attraverso la sudorazione. Tantissime volte di sicuro avrai sentito consigli su quanto sia importante l’idratazione e bere almeno due litri al giorno. Ed è vero, anche perché l’acqua protegge anche delle malattie croniche che possono colpire ognuno di noi.

BERE ACQUA
Salute Online

Quando si parla di benessere personale, l’acqua senza dubbio svolge un ruolo di primo piano. È senza dubbio la componente maggioritaria del corpo, e non solo, Forse è la più necessaria e deve essere mantenuta a livelli molto precisi. Basti pensare che il 70% del nostro corpo è composto da acqua. È un elemento essenziale per mantenerlo in salute perché, oltre a depurare l’organismo ed eliminare le tossine, è un efficace veicolo per il trasporto delle vitamine e dei sali minerali di cui le nostre cellule hanno bisogno.

Proprio per questo ed altro, bere acqua è di fondamentale importanza. A rivelare novità in merito è stato un recente studio condotto dai ricercatori del National Institutes of Health USA, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista specializzata eBioMedicine di Lancet. È stato dimostrato che una ottima idratazione è il segreto per invecchiare bene e, soprattutto, riduce il rischio di morte precoce. Tra l’altro è stato riferito che che una persona idratata male rischia di incorrere in malattie croniche.

Bere acqua, cosa rischia chi non si idrata abbastanza?

Gli scienziati hanno scoperto che gli adulti che avevan dei livelli alti di sodio, in quanto non hanno bevuto abbastanza, aveva delle probabilità maggiori di sviluppare malattie cardiache. Oltre a mostrare segni di invecchiamento avanzato rispetto a coloro che avevano livelli inferiori di sodio nel sangue. Tra i rischi che sono stati riscontrati c’è stato anche quello di avere maggiori probabilità di morire in età giovane.

Ad essere presi in considerazione nella ricerca condotta dal National Institutes of Health USA sono stati 15 marcatori di salute essenziali. Tra questi ci sono stati la pressione del sangue, il colesterolo e la glicemia Tutti e tre fondamentali in quanto forniscono delle indicazioni importanti sul funzionamento del sistema cardiovascolare, metabolico, respiratorio, renale e immunitario di ognuno.

Gli studiosi hanno scoperto che le persone che avevano dei livelli più alti di sodio nel proprio sangue aveva una maggiore probabilità di invecchiare precocemente ed in modo rapito. E quindi rischiavano di presentare una età anagrafica superiore a quella biologica, il rischio era tra il 15 e 50%. Inoltre, il 21% rischia di morire prematuramente. Mentre il 64% addirittura potrebbe sviluppare della malattie croniche. Paliamo di insufficienza caridiaca, demenza, diabete, fibrillazione atriale, ictus, malattie delle arterie periferiche, malattie polmonari croniche.

Lo studio

Nello studio è stato detto che la metà delle persone in tutto il mondo non rispetta le raccomandazioni per quanto concerne l’assunzione giornaliera di acqua. In pratica, in molti non bevono 1,5 litro d’acqua, ovvero sei bicchieri, che è indispensabile per la salute. I ricercatori hanno notato che tra i 11.255 adulti i legami tra i livelli di sodio nel sangue cambia in base all’assunzione di liquidi.

Le indagini che sono state fatte dai ricercatori sono state dovute dalle informazioni che i partecipanti hanno condiviso con loro durane le 5 visite mediche: le prime due quando le persone avevano circa 50 anni, mentre le altre tra i 70 e i 90 anni. Il tutto è stato gestito nell’arco temporale di 30 anni. È proprio in questo contesto che sono riusciti a valutare la correlazione tra l’invecchiamento biologico e i livelli di sodio.

Non bere acqua: chi sono le persone più a rischio?

Gestione cookie